"Fu allora che cambiai" di Valeria Fittipaldi
per Ardens Festival (1° edizione)
a cura di Roberta Pugliese
Valeria Fittipaldi, artista napoletana classe 1965, porta avanti una ricerca artistica intensa e multidisciplinare, centrata sul desiderio di liberazione dagli stereotipi e dalle convenzioni che limitano l’identità e l’espressione individuale.
Attraverso l’uso di diversi linguaggi – installazione, scultura, suono, video e performance – Fittipaldi indaga con sensibilità e rigore il disagio che nasce nel sentirsi imprigionati in ruoli imposti, rivendicando il diritto alla libertà di essere e di comunicare. Al centro della sua poetica vi è la volontà di dare voce a ciò che spesso resta in silenziato: le fragilità, le contraddizioni, la complessità della vita quotidiana. Le sue opere diventano così uno spazio di resistenza e di consapevolezza, dove l’arte non è solo espressione estetica, ma strumento critico e atto di affermazione.
Ispirata alla figura emblematica di Maria la Puteolana o detta anche Maria la Pazza, l’opera “Fu allora che cambiai” realizzata per Ardens I nel settembre 2025 a Pozzuoli, presso le scale del Purgatorio, è un’opera, uno spazio collettivo, nata dalle voci e dai silenzi delle donne flegree. Non è un semplice racconto: è un respiro comune, un coro che rompe i confini del silenzio. Parole spezzate, trattenute troppo a lungo si liberano nello spazio e diventano canto grido, vibrazione. Un viaggio di consapevolezza, ferite e rinascite, che rompe – una parola alla volta – le catene invisibili che per troppo tempo hanno parlato al loro posto. Una soglia. Un punto di frattura e insieme di nascita, dove la voce si fa materia, si moltiplica, si intreccia. Non c’è un io che prevale: ogni frammento si ricompone in una trama collettiva. E’ un’eco che porta con sé memorie, ferite, gesti quotidiani trasformati in presenza viva. In questa coralità l’intimo diventa politico, il personale diventa universale.
“Fu allora che cambiai” non si contempla soltanto, si attraversa, è far sì che il suono delle parole ci tocchi, ci trasformi, ci costringa a un cambiamento, ad un atto rivoluzionario. In questo spazio, le parole non feriscono, ma si fanno ponte, memoria, respiro. Qui, il vissuto si fa arte, la voce libertà. La trasformazione – intima, potente, irriducibile – un’opera che non conclude ma apre: un varco in cui l’arte si fa comunità, corpo plurale promessa futura. In un presente in cui il linguaggio resta ancora fortemente modellato sull’esperienza maschile, “Fu allora che cambiai” rivendica con forza la necessità di ridefinire i codici del dire, dell’ascoltare, del rappresentare. E ci ricorda che la trasformazione individuale, quando condivisa, può diventare consapevolezza collettiva.
“È proprio il processo con il quale si fissa quell’istante e lo si condivide che genera maggiore consapevolezza collettiva” (V. Fittipaldi).
Si ringrazia per la partecipazione: Paola Morra, Irene Amirante, Filomena Lami, Francesca Liberti, Angela Marfella, Rossana Maurielli, Annamaria Maurielli, Valeria Pollio, Lavinia Gennarelli, Chiara Capuano, Roberta Buono, Irma Costigliola, Annalisa Di Somma, Cristina Pinto, Antonella Lauritano, Francesca Tancredi, Lucrezia Reccia, Bochi Shery, Marilena Iaccarino, Miriam Di Lorenzo, Diana Donzelli, Luna Luz Perna, Sofia Milne, Rosa Viola, Sara Lucignano, Roberta Pugliese, Valeria Fittipaldi, MariaSole La Rana, Noemi Buonnaurio, Maria Diletta Pubblico, Giada Riccio, Sara Aicardi.
Articolo pubblicato il 22/05/2026
Scritto da Roberta Pugliese