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Noemi Saltalamacchia

OPERA PER LA MOSTRA KEME

“Lapis”
Macellum, da “ma’kal”. Luogo del cibarsi, del ‘raccogliere/accogliere’. Mercato delle carni, dunque, e Luogo puntiforme, dello scambio, vivo. Del mutamento.
L’intervento vive e si ciba della doppia valenza che ha il Macellum all’interno dell’immaginario collettivo; che lo vede prima di tutto come Simbolo (nelle tre colonne) della ricerca, da parte dell’uomo, di utilizzare il proprio operato come chiave per la lettura del mondo.
Emblema, poi, di quella tensione tra passato e presente, che trova forse riscontro nella visione di un tempo alineare (uniformitarismo).
L’opera ricerca un equilibrio, nel solve et coagula alchemico. Nel diritto alla vita e al processo, all’alterazione della materia, che si fa esperienza e memoria. Questo, a partire dai micro elementi scultorei ri-emersi, realizzati in terra cruda, fino al macro progetto-reperto, stratificato.

BIO

Classe ’98.
Maturità artistica in Arti Figurative. Diploma accademico di primo livello in pittura, arti visive, ABANA. Studentessa di scultura, ABANA.
Ricercatrice presso Embodied Education Lab, UNISOB – Casa Morra (NA).
Per un’arte trasformativa, che è filtro, scompenso e ri-abitudine.
‘PRE-testo per la creazione di domande scomode e risposte provvisorie’.
Punto transizionale e spazio di frontiera.
Attraversamenti.

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