Il divario culturale che divide l'italia dal mondo "civile" si manifesta ancora una volta, con la comunicazione del Museo Madre di Napoli, che annuncia il prossimo funzionamento ad orario ridotto, dovuto a problemi economici, sia legati ai finanziamenti pubblici, sia legati all'ente gestore dei servizi.
Proprio nel mese di giugno il Museo Madre ha presentato un rapporto pubblico, scaricabile dal sito istituzionale, in cui viene reso trasparente tutto il flusso economico del museo, e non solo; il rapporto illustra anche come in maniera "virtuosa" si sia giunto ad un risparmio dei costi, ottimizzando servizi ei processi.
Dovremmo interrogarci velocemente su cosa significa tutto ciò.
Solo per fare un esempio spostiamoci presso un altro complesso, il Rione Terra di Pozzuoli, luogo unico al mondo per la complessità archeologica che contiene. E' totalmente chiuso da due anni, per problemi finanziari legati all'ente di gestione dei servizi, che vive, come per il Madre, con finanziamenti anche Regionali.
Quindi?
La gestione dei beni culturali va ad ore?
Perché non si ipotizzano forme di gestione "dal basso", con imprese territoriali, di giovani, con un sostegno reale all'imprenditoria culturale giovanile?
Che significa un corso di Laurea in "gestione ed amministrazione dei beni culturali", o i vari master in "managemet dell'impresa culturale"? Sono realmente una risposta in un'Italia che ospita un patrimonio culturale immenso? E cosa intraprendono?
Perché la politica deve "impoverire" la Nazione? La Germania è uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale ed ha avuto una ripresa economica e culturale seria. Noi stentiamo ad avere le Metropolitane nelle nostre città.
L'unico museo d'arte contemporanea italiano sito in un centro storico sta per chiudere, la distanza tra il cittadino ed i linguaggi del suo tempo (tranne "Uomini e donne") si sta sempre più ampliando.
Volgarità ed arroganza dell'ignoranza sono sempre più diffusi.
Noi chiediamo a tutti di avere uno scatto d'orgoglio e vogliamo dare voce a chi intende dimostrare che esiste anche un'altro modo di vivere.